Educazione Manga
- Dott. Giancarlo Buracco -
- 4 dic 2016
- Tempo di lettura: 4 min
Guardi troppa televisione, leggi troppi fumetti… Queste parole spesso fanno parte dei ricordi di molti di noi quando eravamo adolescenti, parole rivolte da quello che allora era il mondo adulto: genitori, insegnanti, fratelli più grandi e così via. Oggi con i nuovi mezzi informatici sembra tutto diverso, gli adulti dicono ai loro figli parole come: “stai troppo al computer!”, ignorando quanto la stessa frase potrebbe valere anche per loro, magari perché usano lo stesso strumento anche solo per un più nobile motivo quale quello del lavoro. Ma cosa si è modificato e si sta ancora trasformando attraverso l’utilizzo di questo strumento?

La domanda è più che mai giustificata quando a porsela è uno psicologo. Infatti sempre più spesso, occupandomi sia di adolescenti che di giovani adulti, constato quanto, con difficoltà sempre maggiore, i soggetti dichiarino il loro disorientamento e disagio nell’affrontare la quotidiana esistenza. La realtà esistenziale, crescendo, diventa sempre più simile a un disadattamento ambientale, sociale e relazionale. Questo fenomeno sembra diffondersi nonostante le apparenze che fanno dei nuovi media un potente veicolo comunicativo. Infatti ciò che è possibile constatare al pari della crescita d’uso della tecnologia, è la crescita dell’isolamento sociale.
Sempre più giovani e giovani adulti (con questi termini indichiamo una fascia d’età che può oscillare tra i 12 e i 25 - 30 anni) arrivano nelle “stanze d’analisi” portati dai genitori (parenti) o, per fortuna sempre più spesso, di loro iniziativa, per manifestare un crescente disagio nel diventare adulti.
Ma a cosa è dovuto questo fenomeno?
Tutti gli individui sono diversi, quindi ognuno esprime il proprio disagio attribuendolo a motivazioni e cause diverse, ma se si ha sufficiente esperienza di lavoro con i giovani si possono riscontrare tratti comuni. Con sempre maggiore diffusione, la scienza psicologica attribuisce il “malessere psicologico” non solo più a tratti individuali ma multifattoriali, che si possono individuare a livello ambientale, sociale, culturale, relazionale e così via. Questa multifattorialità non facilita però il compito di comprendere appieno cosa abbia influito sostanzialmente su ogni individuo per far diventare così difficile un processo naturale come quello della crescita.

Sorprendentemente, mi è stato possibile isolare un fenomeno “culturale”, di non facile individuazione, in quanto solo con il tempo viene dichiarato dai soggetti in questione: tutti, o molti, dichiarano di essere cresciuti guardando i fumetti, i “Manga giapponesi”.
Questa osservazione non deve però far dedurre, come verrebbe spontaneo fare, una correlazione del tipo: “causa – effetto”, ma semplicemente far riflettere e osservare un fenomeno poco conosciuto in letteratura, soprattutto nella letteratura della psicologia evolutiva. Anche perché il disagio, come ho più sopra accennato, non dipende solo da una singola causa.
Quello che qui si va definendo è un tentativo di inserire tra le cause anche qualcosa di difficile osservazione sia clinica che culturale. Le giovani generazioni, infatti, sfatando quindi il mito negativo che una cultura può veicolare attraverso un fumetto, crescono contro-intuitivamente con valori e principi etici che, diventando grandi, devono a forza accantonare e relegare nel mondo del fantastico, dell’immaginario, della fantasia. L’educazione manga appunto.
Può sorprendere quindi che quanto si sta affermando abbia poi una così contrastante influenza nel crescere. La dicotomia tra mondi fantastici e realtà non è solo di questi tempi. Da sempre il crescere ha fatto affrontare agli esseri umani questo disagio: il mondo non è quello delle favole. Paradosso vuole che sia proprio l’intelligenza a far aumentare il disagio e il disorientamento. L’adolescente nutrito a manga, spesso abbandonato a se stesso dagli adulti, vive esperienze fantastiche isolandosi in luoghi sempre più multidimensionali ove la mente, anche quella biologica, trova nutrimento, piacere e godimento.

Il mondo “reale”, percepito sia attraverso la propria esperienza relazionale diretta, sia attraverso i mezzi utilizzati in modo più o meno consapevole per informarsi, giocare e crescere, come televisione, cellulari, computer, mostra quanto sia invece differente dall’idea di mondo acquisito in precedenza fatto di “godimento”: puro, immediato e assimilato senza fatica, semplice, comprensibile e bello.
Al contrario, il mondo è duro, faticoso, fonte di malessere e disagio, tanto, troppo diverso da quello in cui il fumetto o il videogioco mi permette di vivere. Se colpito mi rialzo, se fallisco cancello tutto e rigioco, se sembra andar male sono sicuro che tutto si risolverà… magari dopo una o due puntate, episodi o partite.
La vita manga è ricca, piena di esperienze interessanti, avventure infinite da vivere, mai banali, mai noiose, sempre intense. La vita che vivo è in sintesi, al confronto: uno schifo.

L’educazione manga diventa per cui sia un valore oltre che una fuga dal reale. Nel mondo manga imparo il rispetto e ad essere rispettato, imparo il valore dell’amicizia, quello verso i maestri, verso il mondo del bene netto e distinto da quello del male. Nel mondo reale al contrario non si sa bene come sia possibile orientarsi, tutto si confonde nulla è veramente come dovrebbe essere, i valori, i sentimenti, le emozioni, meglio affogarli perché il più delle volte sono solo fonte di malessere e disagio.
Le due facce dell’educazione manga risultano essere ambivalenti se trasportate in quello che ci ostiniamo a credere essere il mondo reale. Quindi, soffocando le emozioni, si ha poi difficoltà anche solo a distinguerle, a darle nome. Tutto si fa confuso e non si trova nessuno disposto a spiegare cosa succede nell’incontro con l’altro o a me stesso.
Meglio isolarsi, non frequentare più il mondo reale come scuola, amici, parenti, meglio soffocare la propria ansia attraverso un videogioco, dove posso comprendere le regole e, se voglio, cambiarle. Meglio vivere virtualmente, meglio credere in un mondo fatto di possibilità, di eroi o antieroi, a cui è possibile appartenere impersonando uno di loro e smettere di sentire solo frustrazione, apatia e l’angoscia dell’esclusione.
Il mondo però esiste nel momento in cui si smette di giocare e si ritorna a vivere tra rimproveri, incomprensioni, consigli… La fuga non è mai totale e il malessere invece sempre più reale. Se però un adulto o una figura esperta ti cammina accanto ci si accorge che qualcosa può cambiare e far sì che il vivere possa essere un altro bel gioco da giocare.
Note: Si specifica che ovviamente non sono solo i manga ma tutti i fumetti, i videogiochi, letti o utilizzati in rete o sulle play-station, a poter originare problemi e dubbi simili.
Copyright © Art. 5/12/16 – Dott. Giancarlo Buracco – Psicologo, Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia Clinica. - Psicologotorinocentro.org – buraccogiancarlo@gmail.com – cell. 3487332110










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